Isole di calore: cosa sono e le soluzioni per contrastarle [MINI GUIDA GRATUITA]

Isole di calore: cause e soluzioni per il surriscaldamento in città
Ambiente
Autore: Ultimo aggiornamento: 20 Agosto 2025Categorie: Ambiente

Le isole di calore sono un fenomeno sempre più diffuso nelle città moderne, aggravato dal cambiamento climatico e dall’urbanizzazione ormai incontrollata. Questo effetto si verifica quando le aree urbane registrano temperature più elevate rispetto alle zone rurali circostanti, a causa di una serie di fattori antropici e strutturali.

Riconoscere le cause e intervenire con soluzioni efficaci è oggi una priorità per pianificatori, architetti, amministrazioni pubbliche e cittadini.

Di cosa parliamo in questo articolo:

Cosa sono le isole di calore

L’isola di calore urbana (o Urban Heat Island – UHI) è un’area metropolitana che presenta temperature superiori rispetto alle aree rurali adiacenti. Questo fenomeno è il risultato di una combinazione di fattori: superfici impermeabili come asfalto e cemento, scarsità di vegetazione, traffico veicolare, impianti di climatizzazione e infrastrutture che accumulano e rilasciano calore, oltre a produrre emissioni inquinanti.

Nelle giornate estive più calde le differenze di temperatura possono superare i 5-6°C, impattando negativamente sul benessere delle persone e sul consumo energetico urbano.

I principali fattori che contribuiscono alla formazione delle isole di calore

Le urban heat islands si formano principalmente per effetto dell’urbanizzazione intensiva, della scarsa presenza di verde e dell’elevato consumo energetico nelle aree urbane. Analizziamo insieme questi fattori più nel dettaglio.

Urbanizzazione e inquinamento

L’espansione delle città ha portato alla sostituzione di suolo naturale con superfici dure e impermeabili. L’asfalto, il cemento e gli edifici riflettono e trattengono il calore, aggravando l’effetto isola. A questo si aggiunge l’inquinamento atmosferico, che amplifica la concentrazione di calore nell’aria urbana.

Secondo l’ultimo rapporto Mal’Aria di città 2025 di Legambiente, nonostante alcuni progressi, l’Italia resta tra i Paesi europei più esposti all’inquinamento atmosferico. A livello comunitario, l’EEA segnala che il 96% della popolazione urbana è esposta a livelli di PM2.5 superiori alle soglie OMS, il 94% all’ozono troposferico (O3), l’88% al biossido di azoto (NO2) e l’83% al PM10.

La revisione della direttiva europea sulla qualità dell’aria prevede limiti più stringenti a partire dal 2030, ma i dati 2024 dimostrano che il nostro paese è ancora lontano dagli obiettivi.

La sfida richiede un approccio integrato che agisca su mobilità, energia, riscaldamento e agricoltura, con politiche locali e nazionali coordinate e coraggiose, ma approfondiremo questo aspetto più tardi.

Riduzione di vegetazione e perdita di superfici verdi

Il verde urbano è un elemento essenziale per regolare la temperatura ambientale attraverso l’ombreggiamento e l’evapotraspirazione. Tuttavia, molti centri urbani hanno sacrificato parchi e giardini in favore della cementificazione. Questa carenza contribuisce in modo significativo all’aumento delle temperature in città.

Il Rapporto Europeo 2024 del Lancet Countdown conferma che il cambiamento climatico rappresenta una minaccia sempre più grave per la salute pubblica. Dopo i record di temperature del 2023, l’Europa è l’area che si riscalda più rapidamente, con un aumento doppio rispetto alla media globale. Questo fenomeno si traduce in rischi crescenti per milioni di cittadini: malattie, aumento della mortalità, peggioramento delle disuguaglianze sociali.

Il verde nelle città diventa quindi strumento di adattamento che, oltre a ridurre il fenomeno dell’isola di calore, diminuisce le sensazioni di stress e ansia nei cittadini e filtra gli inquinanti contenuti nell’aria. Non è un caso che molti professionisti si stiano indirizzando verso il settore del verde, frequentando un Corso di Garden Design per esempio.

Emissioni di calore da veicoli e impianti industriali

I motori dei veicoli, i sistemi di climatizzazione e gli impianti produttivi rilasciano continuamente energia termica. Queste fonti antropiche, concentrate soprattutto nelle città, sono tra i principali responsabili del surriscaldamento urbano.

Le conseguenze delle isole di calore sulle città e l’ambiente

L’aumento delle temperature urbane produce effetti collaterali gravi, sia sul piano ambientale che sociale. Le città diventano meno vivibili, aumentano i consumi energetici e si riduce la qualità della vita.

Impatti sulla salute pubblica

L’isola di calore urbana rappresenta un rischio per la salute, in particolare durante le ondate di calore estive. Le temperature elevate aumentano il rischio di colpi di calore, disidratazione, stress termico e aggravano patologie preesistenti, come quelle respiratorie e cardiovascolari.

Ciò si ripercuote ovviamente sulle fasce più fragili della popolazione, come gli anziani, i bambini e le persone fragili con malattie croniche o debilitanti.

Il Grantham Institute (Imperial College) ha stimato l’impatto dell’ondata di calore 23 giugno – 6 luglio 2025 in 12 grandi città europee, tra cui Roma, Milano e Sassari.

Secondo i modelli epidemiologici utilizzati:

  • i decessi attribuibili al caldo sarebbero 2.305 in totale;
  • il 64% (1.504) risulterebbe collegato ai cambiamenti climatici antropogenici;
  • Milano avrebbe registrato il dato più alto tra le città italiane (499 decessi stimati, di cui 317 attribuibili al cambiamento climatico);
  • a Roma si stimano 282 decessi (164 attribuibili).

Bisogna ricordare, comunque, che si tratta di stime modellistiche, non osservazioni dirette: si basano su dati fino al 2019 e non considerano l’adattamento recente né il calo di rischio già osservato in Italia.

L’effetto sulle risorse energetiche

Le alte temperature urbane causano anche un incremento del fabbisogno energetico per il raffrescamento degli edifici. In alcuni casi, i consumi possono crescere fino al 70%. L’installazione di tetti verdi e pareti vegetali rappresenta una soluzione capace di migliorare l’isolamento termico degli edifici e di abbassare le temperature dell’ambiente circostante grazie ai processi di evaporazione e all’ombra naturale prodotta dalla vegetazione.

Sono interventi particolarmente efficaci, non solo perché migliorano l’efficienza energetica del parco immobiliare cittadino, ma perché portano vantaggi ambientali significativi: parliamo di una migliore qualità dell’aria e di una biodiversità urbana più ricca. Senza dimenticare che, la presenza di nuovi spazi naturali, contribuisce positivamente al benessere psicologico delle persone.

Danno alla biodiversità urbana

Naturalmente, la perdita del verde ha un impatto diretto sulla fauna e flora cittadina. Il calore eccessivo altera gli ecosistemi locali, rendendo difficile la sopravvivenza di molte specie animali e vegetali.

Soluzioni per la riduzione delle isole di calore urbane

La lotta contro le isole di calore, linee guida alla mano, richiede un approccio integrato, che combini interventi tecnici, pianificazione urbanistica e sensibilizzazione.

Una delle strategie più efficaci è l’aumento delle aree verdi, che include la progettazione di tetti verdi, giardini pubblici, parchi urbani e corridoi ecologici. Le copertura verdi, oltre a migliorare il comfort termico degli edifici, contribuiscono alla riduzione della temperatura superficiale fino a 15°C e alla ritenzione delle acque meteoriche. Approfondire queste soluzioni attraverso il nostro Corso Online Verde Pensile può fornire gli strumenti progettuali per integrare efficacemente natura e architettura nell’ambito dell’urbanistica.

Un altro intervento fondamentale consiste nell’utilizzo di materiali riflettenti e superfici permeabili come tecnica di bioedilizia. Le superfici chiare e ad alta riflettanza riducono l’assorbimento di calore (grazie all’effetto Albedo), mentre i materiali drenanti permettono una migliore gestione delle acque piovane, abbattendo al contempo il surriscaldamento del suolo. Entrambe le soluzioni sono applicabili a marciapiedi, parcheggi, coperture e pavimentazioni stradali. Chi desidera approfondire le tecniche e normative può farlo grazie a un corso di bioarchitettura pensato per i professionisti del settore.

Infine, l’adozione di soluzioni tecnologiche e infrastrutturali come sensori ambientali, mappature termiche urbane, sistemi di ombreggiatura dinamica e raffrescamento passivo può rafforzare ulteriormente la capacità delle città di adattarsi alle ondate di calore. Queste tecnologie, spesso integrate nei progetti di smart city, permettono di monitorare in tempo reale i dati climatici e adottare misure tempestive per la mitigazione del calore.

L’effetto Albedo per contrastare il surriscaldamento cittadino

Abbiamo visto che una delle soluzioni più efficaci per contrastarle è l’Effetto Albedo, ossia la capacità di una superficie di riflettere la radiazione solare anziché assorbirla.

Per verificare l’efficacia di materiali innovativi nella riduzione delle temperature superficiali, alcuni campioni di calcestruzzo drenante i.idro DRAIN sono stati sottoposti a test di riflettanza solare. Questo parametro esprime il rapporto tra l’energia solare riflessa e quella incidente, e misura in modo diretto la capacità di un materiale di contenere l’accumulo di calore.

Nel settembre 2012 l’Unità Tecnica per l’Efficienza Energetica di ENEA ha condotto una campagna sperimentale su diversi campioni: conglomerato bituminoso drenante (il comune asfalto stradale), calcestruzzo i.idro DRAIN grigio e bianco, nelle versioni standard e fotocatalitiche (con principio attivo TX Active®). Le prove sono state realizzate con strumentazioni conformi alle normative internazionali ASTM E903, ISO 9050 ed EN 410.

Dai dati emerge con chiarezza la differenza tra l’asfalto e il calcestruzzo. Il primo non possiede alcuna capacità riflettente: assorbe quasi tutta la radiazione solare e la restituisce come calore, contribuendo al surriscaldamento. Il calcestruzzo, al contrario, già nella variante grigia priva di additivi, ha mostrato valori di riflettanza solare (SR) più elevati. Ancora più performante si è rivelata la formulazione con cemento bianco fotocatalitico, che ha raggiunto valori superiori a 60, considerati eccellenti.

Sebbene non sia possibile stabilire una correlazione matematica diretta tra riflettanza e temperatura superficiale, misurazioni empiriche effettuate in condizioni reali hanno evidenziato un dato significativo: una pavimentazione in i.idro DRAIN può mantenere fino a 30 °C in meno rispetto all’asfalto tradizionale nelle giornate estive di insolazione diretta.

Qual è il ruolo delle politiche pubbliche nella lotta contro le isole di calore?

Le politiche pubbliche rivestono un ruolo chiave nella prevenzione e mitigazione del fenomeno delle isole di calore urbane, poiché indirizzano la pianificazione urbana, gli standard edilizi e gli incentivi economici verso modelli sostenibili. In Italia, normative tecniche come la UNI 11235:2015, che disciplina la progettazione, l’esecuzione e la manutenzione delle coperture a verde, rappresentano una guida fondamentale per l’integrazione del verde nelle strutture edilizie. A questa si affiancano i CAM Edilizia (Criteri Ambientali Minimi), obbligatori negli appalti pubblici, che promuovono l’adozione di materiali e soluzioni costruttive a basso impatto ambientale, inclusi tetti e pareti vegetate.

Tra le misure fiscali a sostegno della transizione green troviamo il Bonus Verde, introdotto con la Legge 205/2017, che consente la detrazione IRPEF per interventi di sistemazione a verde di giardini, terrazzi e coperture. Sul piano strutturale, il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), nella sua Missione 2 dedicata a rivoluzione verde transizione ecologica, prevede il finanziamento di progetti come “Isole Verdi” per la rigenerazione urbana e la creazione di spazi verdi nei Comuni. Si tratta di interventi ad alto impatto, destinati a migliorare la resilienza climatica delle città, ridurre le temperature e incrementare la qualità dell’aria.

A livello europeo, il Green Deal delinea un orizzonte di lungo termine verso città climaticamente neutre e sostenibili. Nelle intenzioni del legislatore, si vuole incentivare il rinnovamento degli edifici esistenti, lo sviluppo di infrastrutture verdi e il miglioramento dell’efficienza energetica. Tutto ciò si inserisce all’interno del quadro più ampio della transizione ecologica e degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030, che richiedono un cambiamento profondo nel modo in cui le città vengono progettate, costruite e vissute.

L’efficacia di queste politiche, tuttavia, dipende dalla loro reale implementazione sul territorio: è essenziale che amministrazioni locali e progettisti collaborino nell’elaborazione di piani urbanistici che prevedano l’integrazione sistematica del verde urbano e periurbano, la scelta di materiali innovativi e la promozione della cultura ambientale tra i cittadini. Solo così sarà possibile contrastare con successo l’impatto delle isole di calore e costruire città più vivibili e resilienti.

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