Cos’è la transizione ecologica, cosa prevede e perché è importante

Ambiente
Che cos’è e cosa prevede la transizione ecologica? Negli ultimi anni questo concetto è diventato via via più centrale nei più diversi settori: tutti sanno che si tratta di un processo relativo allo sviluppo sostenibile della società nel suo complesso, ma non sono molte le persone che sarebbero in grado di fornire una chiara definizione di transizione ecologica.
Nei prossimi paragrafi si spiegherà quindi cos’è la transizione ecologica, cosa riguarda perché è fondamentale per il futuro di tutti.
Di cosa parliamo in questo articolo:
Che cos’è la transizione ecologica?
È possibile iniziare dando una definizione di transizione ecologica: nel senso più ampio possibile, questo termine indica il processo mediante il quale la società punta a ridurre al minimo i propri impatti sugli ecosistemi locali e globali, aumentando quindi il proprio livello di sostenibilità energetica e ambientale.
Spesso questo stesso processo di transizione verso una società più sostenibile e fondamentalmente decarbonizzata viene indicato anche con i termini rivoluzione verde o green transition.
Applicare la transizione ecologica al mondo produttivo e delle imprese significa quindi lasciarsi alle spalle i modelli intensivi e non sostenibili, caratterizzati da importanti emissioni di gas a effetto serra e dall’uso poco sorvegliato delle risorse, per abbracciare dei nuovi modelli, capaci di garantire un alto livello di rispetto dell’ambiente.
Perché la green transition è importante?
Non ci sono più dubbi sulla necessità di affrontare con impegno la transizione ecologica: questo è ormai chiaro anche a chi non ha competenze in economia circolare, a chi non ha mai seguito corsi di energie rinnovabili e chi è del tutto estraneo ai processi di decarbonizzazione industriale.
La comunità scientifica è infatti concorde nell’affermare che è assolutamente cruciale tagliare le emissioni di gas a effetto serra, nella consapevolezza che, altrimenti, i cambiamenti climatici saranno devastanti. In questi anni il pianeta ha conosciuto un veloce aumento delle temperature medie, nonché una crescita della frequenza di eventi meteorologici estremi, dalle bombe d’acqua alle siccità.
Non va poi dimenticato il fatto che l’inquinamento atmosferico ha delle conseguenze negative dirette anche sulla salute delle persone: stando all’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno si contano oltre 13 milioni di decessi per causa ambientali che potrebbero essere prevenute. Guardando ai soli Paesi più poveri, specificano all’OMS, quasi una morte su 3 è da ricondurre a dei fattori ambientali.
A rendere necessaria la transizione ecologica è inoltre la sempre più evidente perdita di biodiversità: attualmente circa un milione di specie – tra animali e vegetali – sono a rischio estinzione per via degli impatti delle attività umane sui loro habitat naturali.
Per tutti questi motivi è quindi essenziale affrontare quanto prima i successivi step della transizione ecologica: non stupisce quindi il fatto di trovare dei riferimenti diretti alla green transition anche all’interno di normative e di programmi di sviluppo nazionali e internazionali.
Il PNRR e la rivoluzione verde
Il concetto di transizione ecologica riveste un ruolo centrale all’interno del PNRR, ovvero del Piano nazionale di ripresa e resilienza teso a rilanciare l’economia dopo la pandemia di COVID-19: il National Recovery and Resilience Plan pone infatti tra i proprio obiettivi principali lo sviluppo verde del Paese, al fianco di quello digitale.
Alla green transition è per l’appunto dedicata interamente la seconda Missione del PNRR, denominata “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”. In questa sezione si parla quindi di fondi assegnati all’Agricoltura sostenibile e all’Economia Circolare, alla Transizione energetica e alla Mobilità sostenibile, all’Efficienza energetica e alla Riqualificazione degli edifici, nonché alla Tutela del territorio e della risorsa idrica.
Si spazia quindi dagli incentivi per aumentare l’efficienza degli edifici per arrivare ai supporti alle filiere dell’energia rinnovabile, passando per il miglioramento della gestione dei rifiuti.
Su cosa si basa la transizione ecologica
La transizione ecologica si basa su diversi processi, che spaziano dalla gestione dei rifiuti al ripensamento dei processi produttivi. È però possibile identificare tre fondamentali basi per la green transition, ovvero:
L’economia circolare
Le attività economiche umane negli ultimi secoli si sono basate su un approccio lineare, e quindi su delle sequenze di azioni che prevedono un inizio e una fine. In altre parole, un prodotto viene fabbricato, viene utilizzato e, una volta arrivato al termine della sua vita utile, viene eliminato, e quindi di fatto diventa un rifiuto. Questo approccio ha però portato da una parte alla produzione di montagne di rifiuti, e dall’altra allo sfruttamento insostenibile delle materie prime, legato peraltro a ingenti emissioni di gas a effetto serra.
L’economia circolare rappresenta un approccio sostanzialmente diverso, che non contempla il concetto di fine: le materie utilizzate vengono infatti rinnovate. Nello specifico, l’idea stessa di economia circolare poggia sulle 3 R, ovvero:
- Ridurre: diminuire gli sprechi e i consumi, minimizzando quindi sia l’utilizzo di materie prime, sia la produzione di rifiuti;
- Riciclare: l’economia circolare parte dalla possibilità di poter ridare vita alle materie prime, siano esse rifiuti plastici o per esempio materiali edili risultanti da una demolizione;
- Riutilizzare: per evitare che un prodotto arrivato alla fine della propria vita “lineare” trovi un nuovo scopo non esiste solamente la via del riciclo; in determinati casi è possibile infatti riutilizzare il prodotto stesso in altri modi, oppure procedere con il riutilizzo di alcune sue parti, opportunamente smontate e riassemblate.
Come si può ben intuire, l’economia circolare rappresenta a tutti gli effetti un pilastro fondamentale della transizione ecologica.
Transizione energetica
A determinare i cambiamenti climatici è stato essenzialmente l’utilizzo massiccio di combustibili fossili da parte dell’uomo come fonti di energia. Per i trasporti, per la produzione di energia elettrica, per il riscaldamento. Di conseguenza, a partire dalla rivoluzione industriale – alimentata per l’appunto da carbone, gas e petrolio – le emissioni di gas climalteranti sono andate crescendo iperbolicamente, portando il pianeta sul baratro dei cambiamenti climatici.
Per effettuare la necessaria rivoluzione verde è necessario quindi abbandonare progressivamente – ma in tempi brevi – i combustibili fossili, sostituendo queste fonti di energia inquinanti con delle alternative sostenibili e rinnovabili. Si parla quindi essenzialmente dell’energia fotovoltaica, dell’energia eolica, dell’energia idroelettrica, dell’energia geotermica, e quindi di tutte le tecnologie che permettono di generare dell’energia pulita, senza ricorrere a dei combustibili dannosi per l’ambiente.
Agricoltura sostenibile
Infine, non è possibile parlare di transizione ecologica senza soffermarsi sull’agricoltura sostenibile. L’agricoltura intensiva che si è sviluppata a partire dalla metà del Novecento, grazie al progresso tecnologico e in risposta alla crescita della popolazione, ha avuto conseguenze gravissime sull’ambiente: si parla della deforestazione, della desertificazione, dell’inquinamento delle falde acquifere, della distruzione di interi habitat, per non parlare dei danni fatti dai pesticidi e dai fertilizzanti.
Questo modello deve essere lasciato alle spalle, abbracciando i principi dell’agricoltura sostenibile, nel rispetto delle risorse naturali, del suolo e della biodiversità, senza però venire meno all’obiettivo fondamentale dell’agricoltura, ovvero quello di soddisfare il fabbisogno alimentare dell’umanità. È necessario quindi adottare delle tecniche agricole non nocive, combattere i parassiti con mezzi naturali, optare per la rotazione delle colture per mantenere alto il rendimento dei terreni, e così via.
I vantaggi e gli svantaggi
Sono assolutamente chiari i vantaggi della transizione ecologica. Questa permette infatti di:
- Ridurre le emissioni inquinanti, rallentando e contrastando i cambiamenti climatici
- Favorire lo sviluppo sostenibile della società
- Proteggere le risorse naturali
- Proteggere la biodiversità
- Migliorare la salute delle persone
Andrebbe inoltre aggiunto il fatto che l’applicazione dei principi della transizione ecologica permette di creare nuovi posti di lavoro, nonché, sul lungo termine, di ridurre i costi di produzione, con conseguenti vantaggi economici per l’intera popolazione.
Non bisogna però pensare che la transizione ecologica non presenti degli svantaggi. Proprio per questo motivo, del resto, la rivoluzione verde sta avanzando molto più lentamente di quando potrebbe fare. Ecco alcuni dei punti negativi individuabili, nel caso in cui il processo non venga gestito in modo corretto:
- Sfruttamento del suolo e alterazione del paesaggio per la realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici
- Necessari investimenti iniziali per avviare processi di economia circolare
- Iniziale aumento dei costi per il consumatore che si rivolge all’agricoltura sostenibile
- Minore resa delle colture agricole
- Minor controllo sulla produzione energetica da fonti rinnovabili, dipendenti in larga parte dea condizioni meteorologiche variabili
Ognuno di questi svantaggi, è bene sottolinearlo, può essere evitato o ridotto al minimo con una gestione attenta della transizione. Per questo motivo, tra i corsi offerti per i professionisti, offriamo anche un Corso Sostenibilità Ambientale su risparmi energetico e salubrità indoor.






