Sustainability Manager: chi è, cosa fa, come si diventa

Ambiente, Ingegneri, Professionisti
La transizione ecologica sta ridefinendo il mercato del lavoro. Tra le professioni più richieste spicca la figura del Sustainability Manager, un professionista che guida le strategie aziendali verso modelli di sviluppo capaci di ridurre l’impatto ambientale e generare valore economico e sociale nel lungo periodo.
Vediamo chi è, cosa fa il Sustainability Manager, quali competenze tecniche servono e come diventare Sustainability Manager in Italia.
Di cosa parliamo in questo articolo:
Chi è il Sustainability Manager
La figura del Sustainability Manager è quella di un professionista incaricato di integrare la sostenibilità aziendale in ogni livello dell’organizzazione. Il suo compito è creare una connessione permanente tra obiettivi ambientali, sociali ed economici e il business dell’impresa, assicurando che ogni decisione tenga conto delle conseguenze a lungo termine sull’ecosistema e sulla collettività.
Nata come figura professionale di nicchia, oggi questa posizione è presente in aziende di ogni settore e dimensione. Secondo LinkedIn, è tra le cinque professioni in più rapida crescita in Italia. A seconda del contesto può assumere denominazioni diverse: CSR Manager, ESG Manager o, ai vertici, Chief Sustainability Officer (CSO).
Cosa fa il Sustainability Manager: ruolo e responsabilità
Il ruolo del Sustainability Manager è ampio e trasversale. Questo professionista deve essere in grado di definire strategie di sostenibilità coerenti con la visione aziendale e con gli standard internazionali, come gli SDGs dell’ONU, traducendole in piani di sostenibilità operativi e misurabili. Le sue responsabilità principali includono:
- Strategia: elaborare e aggiornare strategie di sostenibilità allineate agli obiettivi ESG e alla normativa vigente.
- Operazioni: implementare politiche di efficientamento energetico, economia circolare e gestione sostenibile della supply chain, riducendo l’impatto ambientale dei processi produttivi.
- Compliance: garantire la conformità normativa, redigere il bilancio di sostenibilità e gestire il reporting secondo gli standard ESRS.
- Comunicazione: coinvolgere gli stakeholder, prevenire il greenwashing e comunicare i risultati in modo trasparente.
- Cultura: promuovere la responsabilità sociale d’impresa a tutti i livelli, organizzando percorsi formativi e favorendo il cambiamento culturale interno.
Con l’entrata in vigore della Direttiva (UE) 2026/470 (pacchetto “Omnibus I”), il quadro normativo sulla rendicontazione di sostenibilità è stato rivisto.
Le soglie per l’obbligo di reporting sono state innalzate a imprese con oltre 450 milioni di ricavi e più di 1.000 dipendenti. Il Sustainability Manager deve essere in grado di interpretare queste evoluzioni e adeguare i piani di sostenibilità dell’organizzazione di conseguenza.
Competenze Richieste
Competenze tecniche
Sul piano delle competenze tecniche, al Sustainability Manager si richiede una conoscenza approfondita delle normative ambientali europee (CSRD, ESRS, Tassonomia UE) e dei principali framework di reporting come GRI e SASB.
Fondamentale è la padronanza della ISO 14001 per i sistemi di gestione ambientale, la capacità di calcolare le emissioni (Scope 1, 2 e 3), condurre analisi del ciclo di vita (LCA) e gestire metriche ESG. Le aziende cercano anche competenze in finanza sostenibile, benchmarking e auditing.
Competenze manageriali e trasversali
Le soft skill sono altrettanto decisive. Servono spiccate doti di leadership e la capacità di gestire il cambiamento organizzativo, poiché il Sustainability Manager opera come agente di trasformazione.
Il pensiero critico, le abilità di negoziazione e la comunicazione efficace sono indispensabili per interagire con le diverse divisioni aziendali (Operations, HR, Marketing, Finance, R&D, Supply Chain) e per tradurre dati complessi in messaggi comprensibili per stakeholder interni ed esterni.
Come diventare Sustainability Manager
Formazione universitaria e post-laurea
Per diventare Sustainability Manager non esiste un percorso accademico unico. Le lauree più frequenti appartengono agli ambiti di scienze ambientali, ingegneria gestionale o ambientale, economia, giurisprudenza e scienze politiche.
Anche percorsi in chimica o ingegneria dei materiali offrono basi solide per affrontare gli aspetti ambientali sociali della professione.
La specializzazione post-laurea è un passaggio fondamentale: master in sustainability management, programmi in economia circolare, finanza sostenibile ed ESG reporting rappresentano le opzioni più apprezzate.
Esperienza e certificazioni professionali
L’ingresso nel settore avviene spesso attraverso ruoli operativi come Sustainability Analyst o Practitioner, che permettono di sviluppare la capacità di gestire progetti di sostenibilità aziendale sul campo. Dopo 3-5 anni si può accedere al ruolo manageriale.
Sul fronte delle certificazioni, il riferimento principale in Italia è la UNI PdR 109.1 (aggiornata nel 2024), la prassi pubblicata dall’Ente Italiano di Normazione che definisce i requisiti di conoscenza, abilità e responsabilità per i professionisti della sostenibilità.
La certificazione UNI PdR 109.1 è rilasciata da enti accreditati Accredia (Intertek, CEPAS, TÜV, Sustainy) e richiede:
- Diploma di scuola secondaria superiore
- Almeno 40 ore di formazione specifica negli ultimi 3 anni
- 5 anni di esperienza documentata (3 con laurea o master)
- Superamento di esame scritto e orale
Altre certificazioni utili includono la ISO 14001, la LEED, le qualifiche GRI/SASB e le certificazioni EFRAG legate alla CSRD.
Per chi è interessato al tema più ampio delle certificazioni ambientali, è utile approfondire le diverse opzioni disponibili e le modalità per ottenerle.Da segnalare anche la certificazione ISO 50001 per i sistemi di gestione dell’energia, sempre più richiesta nei contesti aziendali che puntano all’efficientamento energetico.
Dove lavora
La figura del Sustainability Manager è richiesta in quasi tutti i settori: moda, energia, manifatturiero, agroalimentare, automotive, edilizia, tech e finanza.
Nelle grandi aziende ricopre ruoli dirigenziali; nelle PMI gestisce un perimetro più ampio che integra qualità, sicurezza e compliance. Cresce la domanda anche nella Pubblica Amministrazione e nelle società di consulenza (Deloitte, EY, PwC, KPMG).
Sustainability Manager e CSR Manager: differenze
Il CSR Manager si focalizza sulla responsabilità sociale d’impresa: volontariato aziendale, welfare, diversità e inclusione. Il Sustainability Manager opera su un perimetro più ampio, integrando le tre dimensioni ESG nelle strategie aziendali complessive.
Non si limita a gestire singoli progetti di responsabilità sociale, ma lavora per trasformare il modello di business in chiave sostenibile, intervenendo su processi produttivi, supply chain, politiche energetiche e governance.
Prospettive di carriera
La ricerca Sustainability Career Compass 2026 di Sustainability Makers conferma il cambio di fase: sette professionisti su dieci riportano direttamente al vertice aziendale.
Il percorso di carriera tipico prevede una progressione da Analyst/Practitioner a Sustainability Manager, fino al ruolo di Chief Sustainability Officer.
Le evoluzioni tecnologiche (AI, digital twin) e gli obiettivi Net Zero renderanno il ruolo del Sustainability Manager ancora più centrale, aprendo nuovi scenari per chi saprà combinare competenze tecniche, visione strategica e capacità di gestire la transizione ecologica delle imprese.
Chi desidera approfondire i temi legati all’efficienza energetica in Italia o il ruolo dell’ingegnere energetico nella transizione green, figure professionali spesso complementari a quella del Sustainability Manager, può trovare risorse utili nel blog di Unione Professionisti. Per una panoramica sui diversi sistemi di certificazione disponibili per le aziende, rimandiamo alla guida dedicata.






