Come progettare un tetto verde secondo la norma UNI 11235

Ambiente, Edilizia
Negli ultimi anni, l’interesse per l’architettura verde e la bioedilizia è cresciuto esponenzialmente, spinto da esigenze ambientali, normative e funzionali. Uno degli interventi più richiesti in ambito urbano e residenziale è proprio il tetto verde: una soluzione sostenibile, capace di migliorare l’efficienza energetica degli edifici e contribuire alla gestione delle acque meteoriche. Ma come si progetta un tetto verde in modo corretto e normativamente conforme? La risposta ce la dà la norma UNI 11235.
Vediamo in questa guida completa come progettare un tetto verde seguendo i criteri tecnici, normativi e funzionali previsti dalla normativa di riferimento.
Di cosa parliamo in questo articolo:
Cos’è la norma UNI 11235 e come si applica alla progettazione di tetti verdi
La UNI 11235:2015 rappresenta il riferimento tecnico più completo per la progettazione, l’esecuzione, il controllo e la manutenzione dei sistemi di copertura a verde. Essa definisce in modo preciso i criteri da adottare in relazione al contesto climatico, edilizio e alla destinazione d’uso dell’edificio, offrendo uno standard essenziale per garantire l’efficacia e la durabilità di queste soluzioni tecnologiche.
Uno degli aspetti fondamentali trattati dalla norma riguarda la stratigrafia funzionale dei tetti verdi. Qui, infatti, si individuano gli strati indispensabili per assicurare il corretto funzionamento del sistema: alcuni di questi sono caratterizzanti, come lo strato antiradice, il drenaggio e il substrato di coltivazione; altri invece sono accessori e variano in base alle peculiarità progettuali e ai materiali impiegati. In ogni caso, la stratificazione del tetto “giardino” ha il compito di creare un ambiente favorevole alla crescita delle piante e al tempo stesso soddisfare i requisiti prestazionali tipici di una copertura tradizionale, come impermeabilità, isolamento e resistenza meccanica.
Un altro elemento chiave della norma è la distinzione tra coperture verdi estensive e intensive. Questi due tipi di tetto si differenziano per lo spessore del substrato e la varietà di specie vegetali utilizzabili. Tutte caratteristiche che influenzano direttamente il peso complessivo del sistema, i carichi sulla struttura e le esigenze di manutenzione, richiedendo valutazioni progettuali mirate e consapevoli.
I criteri di progettazione secondo la UNI 11235
L’approccio bottom-up è il criterio di progettazione del tetto verde che guida tutti i principi di realizzazione della copertura. Questi vengono delineati in maniera precisa all’interno del capitolo 5 della UNI 11235.
In poche parole, il metodo prevede l’organizzazione della struttura partendo dagli strati inferiori, per poi aggiungere progressivamente gli strati superiori. Ciascuno strato ha un compito specifico, che si integra con gli altri per garantire la massima durabilità e l’efficienza del tetto.
Naturalmente, seguire la sequenza corretta nella stratificazione è fondamentale, poiché il corretto funzionamento di una copertura verde dipende dall’interazione tra i vari strati, che assicurano protezione dalle infiltrazioni e una gestione efficiente delle acque meteoriche.
La stratificazione del tetto verde: elementi fondamentali
Un tetto verde deve essere progettato con una serie di strati funzionali essenziali, tra cui:
- uno strato impermeabilizzante per garantire la tenuta contro l’umidità;
- uno strato anti-radice o di protezione meccanica, che impedisce alle radici di penetrare e danneggiare il rivestimento impermeabilizzante e le strutture sottostanti;
- uno strato drenante, realizzato con materiali ghiaiosi, che favorisce il deflusso dell’acqua;
- un tessuto filtrante, solitamente un geotessuto come il TNT, che separa il drenaggio dal substrato di coltivazione;
- uno strato colturale, che fornisce il terreno necessario alla crescita delle piante;
- infine, lo strato di vegetazione, che costituisce la copertura verde vera e propria.
Tetto verde estensivo vs tetto verde intensivo
La distinzione tra tetti verdi si basa principalmente sul tipo di vegetazione impiegata. In base a questa classificazione avremo:
- il tetto verde estensivo;
- il tetto verde intensivo.
Il tetto verde estensivo è adatto a tutte le coperture. La vegetazione che lo compone è superficiale, con uno spessore di circa 15/20 cm, e quindi ha una capacità di carico limitata. Questo tipo di verde è realizzabile anche su tetti inclinati o a botte, ma sono necessari sistemi di ancoraggio per mantenere stabile il substrato. È una soluzione economica inizialmente, tuttavia la sua bassa resistenza ai climi aridi, come quelli delle regioni meridionali, può richiedere interventi frequenti per rimuovere piante infestanti, annullando i risparmi iniziali.
Il tetto verde intensivo, invece, è indicato per tetti piani con una portanza superiore ai 150 kg. La vegetazione è più variegata e include anche specie arboree, che ovviamente rendono la copertura più pesante e costosa rispetto a quella estensiva. Sebbene il costo di realizzazione sia più alto, offre una maggiore varietà e un impatto estetico più significativo.
Nella scelta tra le due opzioni bisogna tenere conto anche della fruibilità. Si tende a pensare che i tetti verdi estensivi non siano accessibili, mentre quelli intensivi lo siano. In realtà, entrambe le tipologie sono accessibili per la manutenzione, ma nel tetto verde estensivo la vegetazione è di piccole dimensioni e il livello di intervento necessario è inferiore. Al contrario, i tetti verdi intensivi, più complessi, possono essere utilizzati come giardini veri e propri, quindi richiedono quindi più attenzione in termini di irrigazione e cura.
I passaggi chiave per la progettazione di un tetto verde
La progettazione di un tetto verde richiede una pianificazione attenta, che prenda in considerazione vari aspetti, in primis la scelta della vegetazione e poi la gestione delle risorse idriche, senza dimenticare la corretta stratificazione dei materiali che abbiamo illustrato prima.
Scelta della vegetazione
Come abbiamo anticipato nei paragrafi precedenti, tetti estensivi e intesivi necessitano di accortezze specifiche, anche per quanto riguarda le specie vegetali da piantare.
Per un tetto verde di tipo estensivo, le specie vanno selezionate in base al clima e alle condizioni del sito. Tra le opzioni più comuni ci sono il tappeto di Sedum, che richiede un substrato di circa 8-10 cm e necessita di poca manutenzione (pur richiedendo irrigazione aggiuntiva nei climi mediterranei) e il prato-pascolo, che impiega specie erbacee autoctone e si adatta particolarmente ai climi sub-mediterranei.
Per un tetto verde intensivo, le scelte vegetali sono più variegate: si può optare per arbusti tappezzanti, ortaggi e alberi, con substrati più spessi, che vanno da 15 cm a oltre 100 cm. Naturalmente la manutenzione richiesta sarà più importante e ci sarà bisogno di un sistema di irrigazione ben progettato, perché molto spesso si tratta di giardini accessibili.
Gestione della risorsa idrica
Bisogna poi considerare la gestione dell’acqua. Il substrato è il principale veicolo per la ritenzione idrica, dunque è di primaria importanza individuare una composizione adeguata, che mescoli sabbia, terriccio e argilla espansa per favorire la capacità di accumulo e il drenaggio.
Nonostante il substrato possa trattenere una parte dell’acqua, è consigliabile includere un sistema di irrigazione di soccorso per supportare le piante durante i periodi di elevata evapotraspirazione, soprattutto nei mesi più caldi.
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