Gender gap: cos’è e qual è la situazione in Italia?

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Iscriviti al Corso Sistemi di gestione della parità di genere →Esistono tanti indicatori che possono essere utilizzati per quantificare l’ampiezza del divario tra uomini e donne in Italia. Alcuni di questi descrivono una situazione in deciso miglioramento, con un gender gap che si fa via via minore: pensiamo per esempio all’aumento delle donne ingegnere nel nostro Paese, con 277.201 laureate in ingegneria, pari al 26,6% dei laureati complessivi in questa disciplina, una quota in grande crescita. Altri indicatori mostrano invece più chiaramente un cammino ancora lunghissimo per la parità di genere: si pensi al gender pay gap in Italia, con gli stipendi femminili mediamente molto più bassi rispetto a quelli maschili, con miglioramenti del tutto marginali negli ultimi anni.
Ma cosa vuol dire nel concreto gender gap? E quali sono le statistiche attuali in Italia?
Di cosa parliamo in questo articolo:
Cosa s’intende per Gender Gap
Iniziamo con il riportare il significato di gender gap: con questo termine si indica il divario esistente tra le persone di genere maschile e le persone di genere femminile, a sottolineare le disparità tuttora presenti nei più diversi campi, penalizzando le donne. Il gender gap si può manifestare nei più diversi modi: il divario può infatti essere presente nei tassi di scolarizzazione, nel numero di donne con incarichi istituzionali, nella differenza di retribuzione, e via dicendo.
Ma quali sono le cause che stanno alle radici di queste grosse differenze? Per quale motivo una donna con la stessa professione, le stesse responsabilità e lo stesso orario di un collega uomo percepisce spesso uno stipendio minore?
Le cause del gender gap
Non è facile individuare le effettive cause del divario di genere tra uomini e donne. Di certo alla base del gender gap ci sono delle culture dalle radici profonde nel passato, nelle quali la figura femminile veniva vista spesso come naturalmente relegata alla dimensione domestica e alla cura della famiglia. Agli strascichi dei ruoli tradizionali si sommano poi stereotipi e pregiudizi, i quali portano a delle forme di discriminazione diretta e indiretta difficili da eliminare.
Gender Gap: dati e statistiche in Italia
Ogni anno il World Economic Forum (WEF) analizza l’evoluzione della parità di genere in 146 differenti Paesi del mondo, prendendo in esame diverse dimensioni: opportunità economiche, istruzione, salute ed emancipazione politica. Il risultato è il Global gender gap index, il quale permette di confrontare il divario tra uomini e donne nei diversi Paesi.
È interessante a questo punto vedere la posizione del nostro Paese, nonché i mutamenti nel tempo. Nel 2022 l’Italia si era classificata in 63esima posizione, per conoscere invece un importante peggioramento nell’edizione successiva, che ha visto il nostro Paese classificarsi al 79esimo posto della graduatoria. L’edizione 2024 ha visto un’ulteriore caduta, con il tonfo in 87esima posizione.
Va peraltro detto che ci sono anche altri istituti che misurano il gender gap italiano e degli altri paesi. Si pensi per esempio al Glass Ceiling Index, l’indice pubblicato ogni anno dall’Economist che si concentra sulle ineguaglianze sul posto di lavoro, ma anche e soprattutto al Gender Equality Index dell’European Institute for Gender Equality (EIGE). Nel 2024 l’EIGE ha posizionato l’Italia al 14esimo posto nell’Unione Europea, con un punteggio di 69,2 punti su 100, e quindi con 1,8 punti in meno rispetto alla media europea. Rispetto al 2021, il punteggio italiano è incrementato di un punto, pur riflettendosi nella perdita di una posizione, per via dell’accelerazione di altri Stati. Guardando invece al 2010, il punteggio italiano è aumentato di 15,9 punti: nessun altro Paese europeo ha conosciuto un incremento di queste dimensioni.
Il gender gap in Europa
Vale la pena approfondire anche il dato europeo relativo al gender gap, sempre con l’aiuto del Gender Equality Index dell’European Institute for Gender Equality. Il punteggio dell’Unione Europea nell’ultima edizione è stato di 71, con un incremento di 0,8 punti rispetto all’anno precedente. Anche a livello europeo, dunque, il processo di riduzione del divario tra uomini e donne procede lentamente, con progressi peraltro disomogenei tra i diversi Stati membri. Al vertice della classifica si conferma anche nell’ultima edizione la Svezia, con un punteggio di 82 punti; l’ultimo posto è invece occupato dalla Bulgaria, che raggiunge solo 57,5 punti, un risultato di poco migliore rispetto a quello di Ungheria e Polonia.
Esempi di gender gap
Un esempio molto evidente di gender gap si trova nel mondo del lavoro, dove, a parità di ruolo e competenze, le donne guadagnano in media meno degli uomini. Secondo dati recenti, in molti Paesi europei il divario salariale supera ancora oggi il 10% (nel prossimo paragrafo approfondiremo il gender pay gap italiano).
Non si parla però unicamente di retribuzioni diverse. Un altro esempio molto citato di divario di genere riguarda la rappresentanza politica: le donne sono spesso sottorappresentate nei parlamenti, come anche nei ruoli di leadership di enti e organizzazioni.
Anche nel settore scientifico e tecnologico si registra un forte squilibrio, con poche donne impiegate in ruoli di ricerca, soprattutto in determinate aree e discipline. Non va poi dimenticato il fatto che il gender gap si mostra di frequente anche tra le mura domestiche, nel contesto familiare, dove donne svolgono ancora la maggior parte del lavoro domestico e di cura.
Stipendi e disparità di genere in Italia
Stando a un’indagine realizzata da LHH intitolata “Italia ancora indietro sul gender pay gap” l’Italia figura al quarto posto per quanto riguarda i divari retributivi più alti in Europa, con una differenza che si aggira attorno al 43%, laddove la media UE risulta essere del 39,3%. Si tratta di cifre altissime, soprattutto considerando il fatto che altre indagini quantificano il gender pay gap italiano intorno al 4 o 5%; lo studio LHH, però, ha preso in esame anche il dato relativo all’occupazione femminile, la quale è di 20 punti percentuali minore rispetto a quella maschile. A questo va poi sommato il fatto che molte donne lavorano part-time, riducendo ulteriormente la media degli stipendi percepiti.
L’importanza della certificazione parità di genere
Le indagini degli ultimi anni, oltre a quantificare il gender gap, hanno dimostrato molto spesso anche quanto le discriminazioni nei confronti delle donne a livello professionale comportino un prezzo molto alto anche per le aziende stesse. Le imprese in cui si raggiungono livelli più alti di uguaglianza e di inclusività, nelle quali le donne hanno le stesse opportunità degli uomini di raggiungere i vertici e retribuzioni di alto livello, ottengono infatti dei risultati migliori. Anche per questo motivo può essere prezioso lavorare per ottenere la certificazione della parità di genere, assolutamente volontaria: da una parte questa permette di accompagnare l’impresa verso una riduzione del gender gap, e dall’altra consente sia di avere vantaggi a livello di immagine, sia dei concreti sgravi contributivi, con l’esonero dal versamento di una percentuale dei complessivi contributi previdenziali.
I corsi sulla parità di genere
Vista la situazione del gender gap in Italia e visti i vantaggi per le imprese che si sforzano per ridurre il divario tra uomini e donne, si capisce quanto possa essere importante seguire un Corso sulla Parità di Genere. Anche Unione Professionisti ha elaborato la sua proposta: 8 ore per dirigenti, responsabili HR e professionisti che desiderano promuovere la parità di genere in azienda, a partire dalla norma UNI/PdR 125:22, imparando a sfruttare un sistema di gestione efficace che favorisca un ambiente di lavoro inclusivo.
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