Quante sono le donne ingegnere in Italia? I numeri tra parità di genere e gap retributivo

Attualità, Ingegneri
In Italia, la presenza femminile nel mondo dell’ingegneria è in crescita costante, ma nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, parità di genere e uguaglianza retributiva restano ancora traguardi piuttosto lontano. Il settore ingegneristico, tradizionalmente a predominanza maschile, sta affrontando una lenta ma significativa trasformazione, grazie anche a iniziative istituzionali e a una maggiore sensibilità culturale verso l’equità di genere. Ma quali sono i numeri reali? E quali le criticità più evidenti?
Di cosa parliamo in questo articolo:
La situazione delle donne ingegnere in Italia
Negli ultimi anni, l’interesse delle donne per le discipline STEM, e in particolare per l’ingegneria, è cresciuto notevolmente. Tuttavia, nonostante l’aumento delle iscrizioni femminili ai corsi universitari, rimangono importanti squilibri sia a livello occupazionale che retributivo.
Quante sono le donne laureate in ingegneria in Italia
È opinione diffusa che uno dei principali motivi alla base del gender gap in Italia sia lo scarso accesso delle donne all’istruzione, ma i dati italiani smentiscono questa convinzione. Nella fascia d’età tra i 25 e i 64 anni, infatti, il 65,7% delle donne possiede almeno un diploma, rispetto al 60,3% degli uomini. Ancora più marcato è il divario sul fronte universitario: il 23,5% delle donne è laureato, contro il 17% degli uomini. Questi numeri dimostrano che, oggi come in passato, le donne risultano mediamente più istruite, si impegnano di più negli studi e raggiungono il titolo di laurea in misura maggiore rispetto agli uomini.
Il divario di genere si manifesta, quindi, successivamente, al momento dell’ingresso nel mercato del lavoro. Qui il percorso di carriera si fa più insidioso per le donne. Un dato che palesa questa condizione di svantaggio è quello della retribuzione salariale: in tutti i settori, le donne percepiscono stipendi mediamente inferiori rispetto ai colleghi uomini, a parità di ruolo e competenze.
Prendiamo i considerazione i dati diffusi dal CNI (Consiglio Nazionale degli Ingegneri) per avere un quadro più completo. Negli ultimi anni, anche nel comparto ingegneristico italiano si è osservata una crescita significativa della partecipazione femminile. Se nel 2010 le laureate magistrali in ingegneria erano circa 3.140, nel 2021 questo numero è salito a 8.267. In termini percentuali, si è passati da una presenza femminile pari al 23% del totale dei laureati magistrali in ingegneria a una quota del 30,8% nel 2021.
A livello europeo, l’Italia si colloca a metà classifica. Secondo le statistiche Eurostat riferite al periodo 2015-2021, l’aumento delle donne laureate in ingegneria alla magistrale nel nostro Paese è stato del 23,2%, un dato simile a quello registrato in Germania (+23,3%) e nettamente superiore rispetto al Belgio (+12%). In Francia e Spagna, invece, l’incremento ha subito un rallentamento. Al contrario, nazioni come Austria, Paesi Bassi e i Paesi scandinavi hanno evidenziato una crescita vicina al 40%.
Parità di genere e opportunità nel settore ingegneristico
Se guardiamo alla presenza femminile all’interno dell’Albo degli ingegneri, possiamo notare che questa abbia registrato un’evoluzione significativa: se nel 2007 le donne rappresentavano solo il 9% del totale, oggi la loro quota è salita al 17% degli iscritti, un ottimo segnale in termini di partecipazione professionale, seppur migliorabile.
Tale crescita però non deve farci abbassare la guardia. Garantire pari opportunità nel mondo dell’ingegneria significa agire su più fronti: formazione, accesso al lavoro, carriera, retribuzioni. La questione non è solo etica, ma anche economica e sociale: un settore ingegneristico più inclusivo è anche più competitivo e innovativo.
Il gap retributivo tra uomini e donne ingegneri: com’è la situazione?
Abbiamo visto che nonostante i numeri indichino una maggiore presenza femminile nel mondo della formazione tecnica e professionale, le disparità di genere nel mercato del lavoro restano profondamente radicate.
Nel contesto delle libere professioni, i dati parlano chiaro: nel 2021, tra gli ingegneri iscritti a Inarcassa, gli uomini hanno dichiarato un reddito medio annuo di 44.459 euro, mentre le colleghe si sono fermate a 26.083 euro. Questo divario si traduce in uno scarto vicino al 48%. Anche alle donne architetto non va meglio: 33.525 euro per gli uomini contro 20.748 euro per le donne, con un gender pay gap del 38%. Più in generale, secondo i dati Adepp, tra tutti i professionisti iscritti alle Casse private il divario medio di reddito tra i generi si attesta oggi intorno al 44%.
Le cause di queste differenze sono diverse e stratificate. Una delle principali è rappresentata dalla difficoltà, ancora oggi prevalente in Italia, che molte donne incontrano nel conciliare carriera e responsabilità familiari. La carenza di servizi di supporto — come asili nido, congedi adeguati e reti di assistenza — rende più gravoso l’equilibrio tra vita privata e lavoro, condizionando negativamente il percorso professionale femminile. Oltre al fatto che, culturalmente, il lavoro di cura è ancora inquadrato principalmente come responsabilità femminile.
Tuttavia, queste motivazioni non bastano più a giustificare uno squilibrio così marcato. Le competenze delle donne sono in continua evoluzione, e in settori ad alta specializzazione come l’ingegneria o le discipline STEM, il livello di qualificazione femminile sta crescendo rapidamente. Nonostante ciò, l’aumento della presenza di donne competenti e motivate non ha ancora prodotto una reale riduzione delle disparità retributive. Al contrario, il fenomeno sembra consolidarsi.
È quindi evidente che servono nuovi approcci e strumenti più efficaci: politiche strutturali orientate al sostegno delle donne nel lavoro, alla condivisione delle cure familiari e all’eliminazione delle barriere invisibili che ancora oggi penalizzano il talento femminile.
Iniziative e politiche per favorire la parità di genere
Negli ultimi anni sono nate numerose iniziative per promuovere la presenza femminile nei settori tecnici. Tra queste, bandi dedicati, mentoring e percorsi formativi specifici come il corso parità di genere di Unione Professionisti, in linea con la UNI/PdR 125:2022, che mira a certificare le aziende virtuose in termini di equità di genere.
Un altro esempio è la Settimana Nazionale STEM, istituita con la Legge 187 del 2023, ha l’obiettivo di promuovere l’interesse, anche delle ragazze, verso le discipline scientifiche e tecnologiche, attraverso eventi, laboratori e attività di orientamento scolastico in tutta la penisola.
Diverse università e molte aziende tech stanno promuovendo programmi STEM al femminile e di Diversity&Inclusion, cercando di intervenire fin dai primi anni della formazione per contrastare gli stereotipi di genere e favorire una scelta più libera e consapevole del percorso di studi.
Storie di ingegnere che hanno fatto la storia
L’Università Niccolò Cusano di Livorno ha stilato la lista delle cinque donne ingegnere più famose della storia. Tra queste Marissa Mayer, statunitense, che è diventata famosa per essere stata la prima donna ad aver lavorato nel team degli sviluppatori di Google, per poi diventare amministratrice delegata di Yahoo.
La Mayer è laureata con lode in sistemi simbolici e ha una specializzazione in informatica. Ha contribuito alle funzionalità dei motori di ricerca come Google e all’intelligenza artificiale ed è stata inserita dalla rivista Fortune, nel 2008, tra le 50 donne più potenti ed influenti del mondo.
Ma oltre la Mayer ci sono molte altre donne che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’ingegneria. Emily Roebling, statunitense, che si distinse per il suo ruolo cruciale nella costruzione del Ponte di Brooklyn, uno dei simboli più riconosciuti degli Stati Uniti. Dopo che il marito Washington Roebling si ammalò gravemente, Emily prese in mano la supervisione dei lavori e portò a termine la realizzazione di questa straordinaria opera ingegneristica.
E poi Hedy Lamarr, conosciuta al grande pubblico come attrice, ma anche una brillante inventrice. Lamarr sviluppò un sistema di comunicazione a salto di frequenza, che fu fondamentale per le moderne tecnologie wireless come il Bluetooth e il Wi-Fi. Il suo contributo alla tecnologia fu riconosciuto, purtroppo, postumo, tanto che nel 2014 fu inserita nel National Inventors Hall of Fame.
Lillian Gilbreth, invece è stata, insieme al marito Frank, pioniera nell’applicazione della psicologia alla gestione industriale, migliorando l’efficienza e l’ergonomia sul posto di lavoro.
E non dimentichiamoci di Beulah Louise Henry, soprannominata “Lady Edison”, perché fu una delle inventrici più prolifiche del suo tempo. Con 49 brevetti e oltre 100 invenzioni, ha rivoluzionato diversi settori, tra cui quello dell’industria tessile.






