Inquinanti chimici indoor, quali sono, le cause e le conseguenze

Inquinanti chimici nelle case indoor, le cause e le conseguenze
Ambiente
Autore: Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio 2025Categorie: Ambiente

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L’inquinamento domestico è un problema spesso sottovalutato, ma che può avere un impatto significativo sulla salute e sul benessere delle persone. Comprendere quali sono i possibili inquinanti chimici, fisici e biologici, così come le loro cause, è fondamentale per migliorare la qualità dell’aria nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro, limitando eventuali rischi per la salute.

Di cosa parliamo in questo articolo:

  1. Cos’è l’inquinamento indoor
  2. La normativa italiana
  3. Le tipologie di inquinanti
  4. Quali sono gli inquinanti più comuni?
  5. Le conseguenze degli inquinanti
  6. Come ridurre l’inquinamento indoor?

Cos’è l’inquinamento indoor

L’inquinamento indoor si riferisce alla presenza di sostanze inquinanti e nocive nell’aria degli ambienti chiusi, per esempio di abitazioni, uffici o scuole. Gli agenti chimici, fisici e biologici che si accumulano in questi spazi possono derivare sia da fonti interne che esterne. Sono fonti di inquinamento interno: le persone e gli animali, la polvere, gli impianti e anche le strutture e i materiali da costruzione.

In gergo, si parla di COV, ovvero composti organici volatili. La qualità dell’aria indoor, infatti, dipende da molteplici fattori, come i materiali utilizzati nella costruzione, l’arredamento, i prodotti per la pulizia, ma anche i comportamenti umani. In Italia, l’attenzione verso la problematica sta crescendo, grazie anche all’introduzione di normative specifiche per ridurre i rischi associati a questo fenomeno.

La normativa italiana

La normativa italiana, in linea con le disposizioni europee, affronta il tema dell’inquinamento indoor sotto diversi aspetti, regolamentando sia la gestione degli impianti termici che l’utilizzo di materiali da costruzione, con l’obiettivo di garantire la massima sicurezza degli occupanti.

Il D.Lgs. 81/2008, difatti, stabilisce diverse misure per garantire la tutela di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, incluse disposizioni su prevenzione, gestione dei rischi e miglioramento delle condizioni ambientali.

Per quanto concerne gli impianti termici, il D.P.R. 74/2013 definisce i criteri generali per la gestione, manutenzione e ispezione degli impianti di climatizzazione. Stabilisce, inoltre, che la temperatura dell’aria negli edifici residenziali non debba superare:

  • 20°C ± 2°C in inverno;
  • 26°C ± 2°C in estate.

Vi è poi il Regolamento UE 305/2011, recepito in Italia con il D.Lgs. 106/2017. Le disposizioni impongono che i materiali da costruzione siano progettati in modo da non rappresentare un rischio per la salute o per l’ambiente, durante tutto il loro ciclo di vita. I materiali quindi:

  • non devono emettere sostanze pericolose come composti organici volatili (COV), gas serra o radiazioni nocive;
  • devono essere accompagnati da una dichiarazione di prestazione e dalla marcatura CE, redatte dal fabbricante.

Il direttore dei lavori o il professionista incaricato della sicurezza verifica la conformità delle opere.

Per indirizzare i professionisti del settore verso un’edilizia sostenibile, il D.M. 11 gennaio 2017 stabilisce limiti precisi per le emissioni di materiali utilizzati in edifici pubblici (ad esempio, VOC e formaldeide). I materiali interessati includono:

  • pitture e vernici;
  • pavimentazioni e rivestimenti;
  • adesivi e sigillanti.

Sempre allo stesso scopo, viene richiesta la conformità a specifici standard in termini di illuminazione naturale, ventilazione, protezione solare, comfort termo-igrometrico e acustico.

Altro problema da prendere in seria considerazione è quello del gas RADON in Italia. In caso di rischio di esposizione, è obbligatorio adottare misure progettuali per controllarne la migrazione negli ambienti interni. In particolare, devono essere previste:

  • tecnologie di mitigazione;
  • sistemi di monitoraggio automatico.

Le tipologie di inquinanti

Gli inquinanti hanno le origini più comuni. I processi di combustione come il fumo di sigaretta passivo, la cottura dei cibi e il riscaldamento degli ambienti portano al rilascio nell’aria di sostanze potenzialmente tossiche. L’essere umano, inoltre, emette bioeffluenti che possono essere veicolo di contaminazioni biologiche, come le goccioline di saliva disperse durante uno starnuto o un colpo di tosse.

Per semplificare possiamo distinguere gli agenti inquinanti in tre tipologie: chimici, biologici e fisici. Analizziamoli brevemente.

Inquinanti chimici

I composti organici volatili (COV), quali il monossido di carbonio, il biossido di azoto e il benzene sono tra i principali inquinanti chimici presenti negli ambienti indoor. Queste sostanze derivano da fonti come:

  • vernici e colle;
  • materiali di costruzione;
  • processi di combustione come stufe o camini;
  • prodotti per la pulizia.

Ma nelle nostre case possono esserci altri agenti chimici sotto forma di gas inorganici come: fumo di tabacco, ossidi di zolfo, particolato aerodisperso, composti organici volatili, formaldeide, idrocarburi aromatici policiclici e amianto.

Inquinanti biologici

Oltre agli agenti chimici, nell’aria possono risiedere vari tipi di microrganismi, allergeni e muffe. Gli agenti biologici possono provocare diverse problematiche all’uomo. Pensiamo, ad esempio, alle malattie infettive, come influenza, varicella, morbillo, polmonite, legionellosi, ecc. I virus, in particolare, sono tra gli agenti più contagiosi e la causa principale della trasmissione di infezioni respiratorie negli ambienti chiusi.

Gli allergeni indoor più comuni includono gli acari della polvere, i residui epidermici degli animali domestici e i funghi. Un’elevata umidità relativa negli ambienti favorisce la formazione di condensa, che può portare alla proliferazione di muffe e funghi. La presenza di muffe è spesso responsabile di reazioni allergiche come asma, congiuntivite, rinite e dermatiti.

Inoltre, durante la primavera, i pollini possono infiltrarsi negli spazi chiusi, contribuendo ulteriormente all’inquinamento domestico e aggravando i sintomi allergici.

Inquinanti fisici

Gli agenti fisici, come il gas Radon, le polveri sottili e le fibre di amianto, rappresentano una delle minacce più silenziose. Il Radon è un elemento naturale ma radioattivo che può raggiungere concentrazioni molto alte all’interno degli scantinati e degli edifici. Si tratta di uno degli inquinanti più insidiosi, soprattutto per la sua associazione con i tumori ai polmoni.

Ma l’inquinamento fisico include anche la generazione di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici artificiali, prodotti da elettrodomestici collegati alla rete elettrica, impianti radio-TV, infrastrutture per la telefonia mobile, elettrodotti e sistemi utilizzati per lavorazioni industriali e produzione di energia elettrica. Allo stesso modo, il rumore rappresenta una fonte significativa di inquinamento, perché influisce sul comfort e sul benessere degli occupanti.

Quali sono gli inquinanti più comuni?

Come abbiamo visto, gli inquinanti più comuni provengono da diverse fonti presenti negli ambienti chiusi, esaminiamoli brevemente.

Fumo

Il fumo di sigaretta è uno dei principali responsabili dell’inquinamento domestico, perché causa l’emissione di numerose sostanze tossiche, tra cui il monossido di carbonio e la formaldeide.

Processi di combustione

Anche l’utilizzo di camini, stufe e fornelli a gas deve essere monitorato attentamente. Queste attività, infatti, possono rilasciare agenti nocivi per l’uomo come ossidi di azoto e particolato.

Pulizia

Stesso discorso per detergenti e disinfettanti, che rilasciano sostanze chimiche volatili nell’aria e che possono irritare le vie respiratorie, causare mal di testa, nausea e, in alcuni casi, scatenare reazioni allergiche o peggiorare condizioni preesistenti come l’asma. L’esposizione prolungata a queste sostanze può anche aumentare il rischio di sensibilizzazioni chimiche nel tempo.

Prodotti per attività

Vernici, solventi e colle contengono frequentemente composti organici volatili (COV), che rilasciano sostanze nocive nell’aria e rappresentano una delle principali fonti di inquinamento chimico indoor.

Le conseguenze degli inquinanti

Tra i disturbi più frequenti causati dall’inquinamento domestico troviamo:

  • Sick Building Syndrome (SBS), una sindrome caratterizzata da sintomi come nausea, sonnolenza, irritazioni agli occhi, mal di testa e torpore, che tendono a svanire rapidamente una volta usciti all’aperto;
  • Building Related Illness (BRI), ovvero malattie direttamente correlate agli agenti inquinanti presenti negli ambienti chiusi, con sintomi più persistenti e legati a specifiche esposizioni;
  • Multiple Chemical Sensitivity (MCS), una condizione in cui la persona sviluppa sensibilità specifiche legate a determinate sostanze chimiche, manifestando malesseri significativi quando si trova in ambienti interni contaminati.

Come ridurre l’inquinamento indoor?

Adottare piccoli accorgimenti quotidiani può fare una grande differenza nel ridurre il rilascio di agenti inquinanti negli ambienti chiusi, migliorando la qualità dell’aria e proteggendo la salute delle persone che li frequentano. Nel caso di minacce più importanti, però, è essenziale progettare degli interventi mirati di prevenzione e mitigazione dei danni. Per difendersi dal Radon, per esempio, si possono realizzare dei vespai sulla base degli edifici in modo da dispendere la concentrazione di gas proveniente dal sottosuolo.

In generale, ci sono alcune azioni che possono aiutarci a tenere sotto controllo il livello di inquinanti:

  • non fumare all’interno degli ambienti chiusi;
  • preferire l’uso di detergenti naturali;
  • evitare l’utilizzo di naftalina;
  • scegliere mobili realizzati con materiali ecocompatibili per ridurre le emissioni nocive;
  • togliere sempre le scarpe all’ingresso di casa per evitare di portare contaminanti dall’esterno.

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